Sanzioni punitive a difesa della proprietà intellettuale

20 febbraio 2017

L’art. 13 della Direttiva 2004/48 sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale prevede che nell’ipotesi di violazione di tali diritti, le autorità giudiziarie possano stabilire criteri forfettari per la determinazione dell’ammontare del risarcimento, pur tenendo conto del canone che si sarebbe correttamente dovuto pagare al titolare del diritto.

Tale norma è venuta all’attenzione della CGUE nella causa C 367/15 (Stowarzyszenie «Olawska Telewizja Kablowa» contro Stowarzyszenie Filmowców Polskich),decisa con sentenza del 25 gennaio 2017.

Il quesito di diritto formulato in via pregiudiziale ha riguardato la conformità all’art. 13 di una norma del diritto polacco che prevede un risarcimento del danno nella misura del doppio del canone ipotetico o del triplo in caso di violazione colposa, a prescindere dalla dimostrazione del danno subito e del nesso di causalità.

La Corte europea ha restituito al giudice a quo un’interpretazione estensiva della norma. In motivazione si spiega che il rimborso del canone ipotetico non è idoneo a garantire un risarcimento dell’integralità del danno effettivamente subito, poiché il pagamento di tale canone, da solo, non garantirebbe il rimborso di eventuali spese legate alla ricerca e all’identificazione di possibili atti di contraffazione, menzionati al considerando 26 della direttiva 2004/48, né il risarcimento di un eventuale danno morale.

Altra questione sulla quale i giudici europei hanno fatto chiarezza concerne la legittimità di un risarcimento concesso a prescindere dalla dimostrazione del danno subito. È, infatti, insita nel criterio di determinazione forfettaria la mancanza di dimostrazione del danno effettivamente sofferto e, pertanto, è legittima una norma che prevede un risarcimento a prescindere dalla prova del danno subito.

L’interpretazione di ampio respiro fornita dalla CGUE autorizza così gli Stati Membri ad adottare misure punitive per reprimere violazioni dei diritti di proprietà intellettuale.

La pronuncia citata rivela per altro profili di particolare interesse interno visto che di recente, con ordinanza del 16 maggio 2016, sono state investite le Sezioni Unite della Corte di Cassazione per pronunciarsi in merito all’ammissibilità nel nostro ordinamento di sanzioni punitive.

Al riguardo va ricordato che la nostra Corte di Cassazione nella sentenza n. 8730 del 2011 ha già ritenuto che le sanzioni ex artt.158 LDA e 125 CPI siano parzialmente sanzionatorie. Le citate norme prevedono, infatti, che il giudice nella determinazione della voce di lucro cessante tenga conto dell’illecito profitto realizzato dall’autore della violazione. Tale previsione non svolge, a parere della Cassazione, tanto la funzione di ripristinare il danno effettivamente subito, ma di scoraggiare eventuali condotte abusive, rivelando così un carattere sanzionatorio.

GA

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