Nota a Corte di Cassazione, Sez. III, Ord. 08-04-2021, n. 9388

01 giugno 2021

 

L'Avv. Valeria Grimaldi commenta l'Ordinanza della Cassazione n. 9388 dell'8 aprile 2021 sui rapporti tra l’accertamento definitivo dello stato d’insolvenza e le azioni per ottenere il risarcimento del danno cagionato da condotte che hanno provocato il dissesto dell’impresa.

Con la pronuncia in commento, la Cassazione conferma il principio già espresso in precedenti pronunce di legittimità circa l’accertamento diretto e a cognizione piena del giudicato esterno da parte del giudice di legittimità.

Tale indagine, prescindendo dall'interpretazione data dal giudice di merito, si estende al diretto riesame, valutazione ed interpretazione degli atti del processo, mediante accertamenti, anche di fatto.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte è articolato nei termini di cui in appresso. A fronte di uno scoperto di conto corrente, una società conferiva alla banca creditrice mandato a vendere degli immobili fino a concorrenza del credito.

La banca, dopo aver venduto degli immobili ad un prezzo modesto, si disinteressò delle vendite e chiese il fallimento della società.

In sede di opposizione alla sentenza dichiarativa di fallimento, la società chiedeva la condanna della banca ex art 96 c.p.c. per avere la stessa presentato istanza di fallimento in difetto dei relativi presupposti.

L’opposizione veniva rigettata. Divenuta definitiva la relativa pronuncia, la società introduceva autonomo giudizio di risarcimento del danno patito a seguito dell’illegittima esecuzione del mandato a vendere conferito alla banca.

La banca eccepiva il giudicato esterno. Il Tribunale e poi la Corte d’Appello ritenevano essersi formato giudicato esterno, in quanto la società aveva chiesto il risarcimento del danno deducendo quale causa petendi comportamenti illeciti della banca corrispondenti a quelli già dedotti in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento.

La Cassazione, analizzati gli atti di causa, le domande avanzate dalla società sia in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, sia nel giudizio ordinario intrapreso dalla stessa, ha escluso la formazione di qualsivoglia giudicato.

Ciò in quanto in sede di opposizione alla dichiarazione di fallimento, la domanda risarcitoria formulata dalla società era stata espressamente limitata al danno patito per esser stata dichiarata fallita in assenza dei relativi presupposti e non era dunque tesa ad accertare il danno conseguente alla condotta illegittima ed illecita della banca sul piano del rapporto di mandato a vendere gli immobili.

Non solo, la Cassazione, sempre tenendo strettamente conto di quanto occorso nel caso di specie, ha ritenuto che, anche a voler ritenere quale proposta una domanda risarcitoria per il danno conseguente all’illegittima esecuzione del mandato da parte della banca, non si sarebbe formato il giudicato e ciò perché era comunque mancata una pronuncia su tale domanda. L’omessa pronuncia produce l’effetto di un giudicato implicito in rito che non impedisce la riproposizione della domanda.

Contrariamente a quanto sembra si lasci intendere in alcuni primi commenti, la pronuncia in questione non riguarda la materia bancaria. Per un verso, dirime una questione processuale relativa alla efficacia ed estensione del c.d. giudicato esterno. Per altro verso, dà atto che l’accertamento definitivo dello stato di insolvenza del correntista non preclude azioni risarcitorie fondate su altro titolo verso terzi (banche comprese), dal cui inadempimento il fallimento sia dipeso.

 

 

 

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