Una disciplina organica della tutela risarcitoria per i danni in materia di concorrenza

13 febbraio 2017

Con il D. Lgs. n. 3 del 19 gennaio 2017 è stata data attuazione anche nell’ordinamento italiano alla Direttiva UE n. 2014/104 volta ad armonizzare la disciplina nazionale in materia di azioni risarcitorie per danni derivanti dalla violazione delle disposizioni inerenti al diritto della concorrenza.

La disciplina armonizzata concerne i danni derivanti dalla violazione delle disposizioni sulle intese restrittive e l’abuso di posizione dominante di cui al TFUE (artt. 101 e 102) e, con riguardo all’ordinamento italiano, di cui alla L. 10 ottobre 1990, n. 287 (artt. 2, 3 e 4, quest’ultimo con riguardo a eventuali deroghe alle intese restrittive), nonché delle disposizioni di altro stato membro dell’UE che perseguono le medesime finalità dei predetti articoli 101 e 102 TFUE, escluse le disposizioni che impongono sanzioni penali a persone fisiche “salvo qualora tali sanzioni penali costituiscano gli strumenti tramite i quali sono attuate le regole di concorrenza applicabili alle imprese” (art. 2, lett. b).

Il richiamato Decreto conferisce una certa coerenza e sistematicità alla materia intervenendo su una pluralità di profili sostanziali e processuali fra i quali:

- la legittimazione ad agire;

- il danno risarcibile;

- la prescrizione;

- la responsabilità solidale;

- l’ordine di esibizione;

- la competenza territoriale;

- l’effetto delle decisioni dell’autorità garante della concorrenza (nazionale o straniera) sui giudizi risarcitori.

La legittimazione ad agire, è riconosciuta a “chiunque ha subìto un danno a causa di una violazione del diritto della concorrenza da parte di un’impresa o di un’associazione di imprese”, anche nell’ambito delle azioni di classe contemplate dall’art. 140 bis del D. Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 (Codice del consumo) (art. 2). Si precisa, peraltro, che il risarcimento può essere chiesto indipendentemente dalla circostanza che il danneggiato sia acquirente diretto o indiretto dell’autore della violazione (art. 10).

Il danno risarcibile comprende il danno emergente, il lucro cessante e gli interessi, ed è determinato secondo le disposizioni degli artt. 1223, 1226 e 1227 c.c. (artt. 1, comma 2 e 14, comma 1). In ogni caso il danno non determina sovracompensazioni (art. 1, comma 2).

La prescrizione siperfezionain cinque anni (art. 8, comma 1). Il Decreto statuisce che il termine non decorre prima della cessazione della violazione e prima che l’attore sia a conoscenza, o possa ragionevolmente presumersi essere a conoscenza:

    i. della condotta e della circostanza che essa costituisce una violazione del diritto della concorrenza;

    ii. della circostanza che la condotta gli ha cagionato un danno;

    iii.  dell’identità dell’autore della violazione.

La prescrizione rimane invece sospesa in presenza di un’indagine o un’istruttoria dell’autorità garante della concorrenza in relazione alla violazione e sino ad un anno dalla chiusura del procedimento (art. 8, comma 2).

Il Decreto introduce deroghe al regime generale della responsabilità solidale (ex art. 2055 c.c.) per le pmi autrici di violazioni del diritto della concorrenza. Si prevede infatti che, fatto salvo il diritto al pieno risarcimento del danneggiato, la pmi responsabile del danno risponde in solido solo nei confronti degli acquirenti diretti e indiretti quando la sua quota nel mercato rilevante è rimasta inferiore al 5% al tempo della violazione e “quando l'applicazione delle ordinarie regole in materia di responsabilità solidale determinerebbe un pregiudizio irreparabile per la sua solidità economica e la totale perdita di valore delle sue attività” (art. 9). La deroga non si applica per pmi la cui condotta sia stata particolarmente rilevante nella violazione (avendovi assunto “ruolo guida” o costretto altre imprese a parteciparvi) oppure laddove sia stata autrice di una pregressa violazione del diritto della concorrenza (art. 9, comma 2). In ogni caso la pmi è solidalmente responsabile nei confronti di danneggiati diversi dagli acquirenti (diretti o indiretti) solo laddove costoro non possono ottenere l’integrale risarcimento dalle imprese corresponsabili (art. 9, comma 3).

Fra le disposizioni di carattere processuale si richiamano, anzitutto, le norme speciali sull’ordine di esibizione, anche di prove contenute nel fascicolo di un’autorità garante della concorrenza, allo scopo di superare eventuali asimmetrie informative e pur contemplando dei limiti volti a evitare il perseguimento di abusive finalità esplorative (cfr. artt. 3-6).

È poi introdotta una deroga alla competenza territoriale delle Sezioni specializzate in materia d’impresa, con l’accentramento e la riduzione a tre fori: Milano per il Nord, Roma per il Centro e Napoli per il Sud (art. 18).

Particolarmente rilevante l’art. 7 del Decreto, il quale statuisce che si ritiene definitivamente accertata, nel giudizio per il risarcimento, la violazione del diritto della concorrenza constatata da una decisione dell’autorità garante della concorrenza e del mercato che non sia più soggetta ad impugnazione innanzi al giudice del ricorso (oltre che da una sentenza del giudice del ricorso passata in giudicato; art. 7, comma 1). Il carattere definitivo dell’accertamento pertiene alla natura della violazione e alla sua “portata materiale, personale, temporale e territoriale” ma non al nesso di causalità e all’esistenza del danno (art. 7, comma 1).

La decisione definitiva in ordine all’accertamento di una violazione del diritto della concorrenza emessa dall’autorità nazionale garante della concorrenza o dal giudice del ricorso di altro stato membro costituisce, invece, sempre con riguardo alla natura e alla portata della violazione, prova “valutabile insieme ad altre prove” (art. 7, comma 2).

In materia di regime probatorio è anche introdotta la presunzione dell’esistenza del danno cagionato da una violazione consistente in un cartello, per la quale grava l’onere di prova contraria in capo all’autore della violazione (art. 14, comma 2).

GG

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